Potremmo definire il parlare in pubblico (o Public Speaking) una disciplina completa: per eseguirla occorre allenare mente e corpo, motivarci, dirigere i nostri sforzi a superare ostacoli e livelli di difficoltà. Per questo si tratta di un’attività che – come dico spesso ai miei corsisti – può regalare molte soddisfazioni e anche un miglioramento della nostra complessiva vitalità…
Mettiamo a fuoco un aspetto specifico, di cui erano consapevoli i più antichi oratori e che spesso hanno ribadito: per convincere occorre convincersi.
Che cosa significa esattamente? Questo: per muovere la persuasione negli ascoltatori – o per conquistarli piacevolmente con il mio “dire” – occorre che anch’io, che eseguo il discorso, sia pienamente in uno stato di convincimento, forse di entusiasmo, comunque di fiducia e di vitalità in riferimento a quanto sto dicendo e a come lo sto dicendo.
Bene. Si può ammettere che tutto ciò sia molto sensato: innalzare la nostra emotività in modo da sostenere, nei giusti toni, quanto stiamo dicendo è certamente una buona strategia per colpire e trascinare gli ascoltatori. Ma come si fa?
Fra le tecniche per parlare in pubblico ci sono quelle che hanno più strettamente a che fare con una disciplina mentale: dirigere la propria immaginazione e la propria capacità di immedesimazione.
Si tratta di allenarsi, in primo luogo. A fare cosa? A immaginare! Prendersi il tempo, per esempio, di immaginare una situazione, in tutti i suoi dettagli: ambiente, atmosfera, persone, azioni. Nel modo più concreto possibile: colori, sensazioni tattili, odori, impressioni di movimento ecc.
E poi?
Poi ci si allena a modificare la situazione immaginata per come vogliamo che si sviluppi. Lo possiamo fare anche con reali situazioni del passato: per esempio, potremmo prendere una situazione che ci ha avvilito o frustrato (magari proprio in riferimento al nostro parlare in pubblico) e potremmo svilupparla in modo diverso rispetto a come è andata: insomma, la “aggiustiamo” e la riviviamo con diverse emozioni, questa volta positive.
A che cosa serve esattamente tutto questo?
Può servire a:
- allenare la nostra capacità di visualizzare ed essere concreti, in modo tale che potremo sfruttare questa dote per rendere più visivi e concreti i nostri discorsi, cioè più efficaci per chi ci ascolta;
- allenare la nostra capacità di ricreare per noi stessi sensazioni positive mutando di segno anche quelle negative, manipolando e modificando le nostre immagini mentali: potremmo avere un “ancoraggio” positivo in ogni momento, recuperandolo o creandocelo al momento, sia quando siamo molto agitati o in difficoltà, sia quando desideriamo semplicemente guadagnare più positività e vitalità per trascinare noi stessi e anche gli ascoltatori in uno stato d’animo più propenso a comunicare efficacemente
Si tratta certamente di un lavoro per il quale occorre pazienza, essere magari seguiti da qualcuno di esperto, e tanta volontà di scoperta (anche di sé stessi)… Ma la bellezza del parlare in pubblico consiste anche in questo: è un lavoro di crescita e sviluppo delle proprie potenzialità migliori!
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