Definizione (da www.etimo.it):

Che cosa saremmo senza le emozioni?
Questa ricerca performativa indaga l’emozione come materia viva, instabile, non rappresentabile. Non come tema da raccontare, ma come forza da attraversare. L’emozione viene assunta come dispositivo: qualcosa che accade tra i corpi, nello spazio, nel tempo dell’azione, prima e oltre la parola.
Ma che cosa sono le emozioni? Eventi fisiologici, costruzioni sociali, automatismi appresi o forme di conoscenza incarnata? A che cosa servono, se non a orientare i corpi, a produrre legami, frizioni, gerarchie? Perché le proviamo e perché le facciamo provare agli altri? La performance art diventa qui un campo di tensione in cui l’emozione è generata, esposta, trattenuta o sabotata, mettendo in crisi i meccanismi di empatia, identificazione e rifiuto.
Le emozioni sono un linguaggio o una deviazione del linguaggio? Sono segni leggibili o eccedenze che sfuggono a ogni codifica? La ricerca interroga il gesto, la postura, il respiro, la durata, come forme di scrittura emotiva non verbale. Il corpo performativo non “esprime” un’emozione: la produce, la lascia emergere, la mette in circolazione come materia condivisa e potenzialmente incontrollabile.
Infine, la ricerca mette in discussione l’idea che l’emozione sia esclusivamente umana. Attraverso pratiche di ripetizione, resistenza, esposizione e ascolto, la performance esplora una soglia in cui umano e non umano si contaminano: il corpo come superficie sensibile attraversata da impulsi, reazioni, intensità. La performance non offre risposte, ma costruisce una situazione in cui l’emozione accade, si deforma e si trasmette, trasformando lo spazio performativo in un luogo di esperienza e di rischio.