Quante volte, prima di un discorso, ci siamo detti “Devo essere calmo, fiducioso, positivo”? Eppure la mente da sola fatica a obbedire. Il vero punto di leva è più in basso, o meglio, più diffuso: nella propriocezione, la sensazione costante del nostro corpo nello spazio.
La propriocezione è il nostro “sesto senso” silenzioso: ci dice dove sono le spalle, come poggiano i piedi, quale espressione ha il viso. È il feedback continuo che il corpo manda al cervello. E uno dei suoi canali più potenti è il volto.


Prova questo semplice esperimento: prima di iniziare a parlare (o anche solo mentre leggi), rilassa consapevolmente il viso e forma un sorriso leggero, autentico. Non forzato, ma presente. Senti i muscoli zigomatici che si attivano, gli angoli della bocca che si sollevano appena, gli occhi che si addolciscono. Quella sensazione fisica diventa immediatamente uno stato mentale. Da lì nascono pensieri più aperti, valori di connessione e fiducia, e un mindset articolato che sostiene l’intera performance.
Questo non è pensiero positivo da manuale. È embodied cognition applicata: il corpo influenza la mente tanto quanto la mente influenza il corpo.


La scienza lo conferma: l’ipotesi del feedback facciale.
Studi neurologici mostrano che l’attivazione dei muscoli facciali modula direttamente l’esperienza emotiva. Il classico esperimento di Strack, Martin & Stepper (1988) dimostrò che tenere una matita tra i denti (inducendo un sorriso) faceva percepire i fumetti più divertenti. Ricerche più recenti, come la Many Smiles Collaboration (Coles et al., 2022, pubblicata su Nature Human Behaviour), con quasi 4.000 partecipanti da 19 paesi, hanno confermato che posare un sorriso amplifica e può persino iniziare sentimenti di felicità.


Altri lavori collegano l’attività dei muscoli corrugatori (sopracciglia aggrottate) a emozioni negative e l’attivazione dello zigomatico (sorriso) a umore positivo e riduzione dell’ansia. In pratica, il feedback dai muscoli facciali arriva al cervello (coinvolgendo aree come l’amigdala) e influenza umore, disposizione mentale e persino percezione del mondo esterno.
Pratica concreta per parlare in pubblico:

Prima di salire sul palco, fai 10 secondi di “propriocezione facciale”: senti il viso, rilassa la mascella, forma un mezzo sorriso.
Mantieni la consapevolezza del corpo mentre parli (piedi a terra, postura aperta, respiro nel diaframma).
Ogni volta che senti l’ansia salire, torna alla sensazione del sorriso: è un’ancora immediata e accessibile.

Il mindset non è qualcosa che “metti su”. È qualcosa che senti nel corpo e che poi si espande nella mente. Inizia dal viso. Il resto segue.

Questo non è un trucco motivazionale. È neuroscienza incarnata.

Nel mio libro di prossima uscita, “Il piacere di parlare in pubblico. La gestione dell’ansia”, approfondisco il legame tra corpo, sistema nervoso e costruzione delle emozioni, mostrando come allenare il nervo vago, migliorare la consapevolezza interocettiva e trasformare l’ansia da prestazione in presenza potente.

Se vuoi smettere di combattere la tua ansia da public speaking e iniziare a usarla a tuo vantaggio, questo approccio embodied cambia tutto.

Vuoi essere tra i primi a leggerlo? Lascia il tuo nome e la tua email cliccando qui sotto sul link email e ti avviserò non appena sarà disponibile in anteprima.

AGGIORNAMI SUL LIBRO “Il piacere di parlare in pubblico. La gestione dell’ansia”

A presto

Elena R. Marino


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

dodici − 4 =