La lettura di romanzi cambia il cervello: tra allenamento mentale e manipolazione ideologica
Negli ultimi anni, le neuroscienze cognitive hanno dimostrato con sempre maggiore chiarezza che leggere romanzi non è un semplice passatempo: è una delle esperienze più potenti per modellare il nostro cervello.
Cosa dice la scienza sulla lettura di fiction
Studi fMRI (Tamir et al., 2016; Leong et al., 2020) hanno mostrato che durante la lettura di narrativa letteraria si attiva il Default Mode Network (DMN), la rete cerebrale coinvolta nella simulazione mentale, nell’introspezione e nella costruzione di narrazioni autobiografiche. Leggendo, il cervello simula le esperienze dei personaggi: attiva le stesse aree sensoriali e motorie coinvolte nelle azioni descritte (embodied simulation) e le reti della Theory of Mind (ToM) per comprendere emozioni, intenzioni e credenze altrui (Kidd & Castano, 2013).
Questa simulazione ha effetti concreti:
- Migliora l’empatia cognitiva e affettiva (Mar et al., 2006, 2009).
- Allena la capacità di adottare prospettive multiple e di gestire ambiguità (Hakemulder, 2000).
- Può temporaneamente modificare tratti di personalità come l’apertura mentale e la flessibilità cognitiva (Djikic et al., 2013).
In pratica, i romanzi funzionano come un simulatore sicuro di esperienze umane: permettono di vivere emozioni intense senza conseguenze reali, elaborando così le proprie emozioni personali e ridefinendo la narrazione della propria vita.
Il lato oscuro: manipolazione attraverso il mercato editoriale
Tuttavia, proprio perché la letteratura è così potente nel modellare la visione della realtà, diventa anche uno strumento di influenza ideologica.
Quando il mercato editoriale e i premi letterari privilegiano sistematicamente narrazioni con una certa impostazione ideologica (omogeneità di temi, valori, prospettive), si crea un effetto cumulativo potente. Il lettore medio, esposto prevalentemente a una sola “versione della realtà”, interiorizza inconsapevolmente quel quadro come naturale e universale.
Le neuroscienze spiegano perché questo funziona così bene:
- Il narrative transportation riduce le difese critiche (Green & Brock, 2000).
- La ripetizione di certi schemi narrativi rafforza l’illusory truth effect a livello culturale.
- La mancanza di narrazioni alternative limita l’allenamento di flessibilità cognitiva e ToM, favorendo rigidità ideologica (Zmigrod, 2020, 2025).
In questo senso, l’attuale omogeneità ideologica nei romanzi più pubblicati e premiati non produce solo una selezione di gusti letterari: crea un metaromanzo collettivo, una grande narrazione implicita che modella potentemente la visione del mondo di milioni di lettori.
Il lettore, immerso in storie che ripetono certi valori, certi conflitti e certe risoluzioni, finisce per adottare quella cornice come “la realtà”, con minori strumenti per immaginare alternative.
Conclusione: tra allenamento e manipolazione
La letteratura è uno strumento straordinariamente potente: può allenare empatia, flessibilità mentale e pluralità di prospettive, oppure può restringere l’orizzonte cognitivo.
La responsabilità non è solo dei singoli autori o editori, ma del sistema nel suo complesso. Per difendersi dal rischio di un metaromanzo manipolatorio, serve diversità reale di voci, narrazioni complesse e letture critiche.
Leggere romanzi cambia il cervello. La domanda è: chi decide quale cambiamento?
Bibliografia:
Neuroscienze della narrativa, fiction ed empatia
Djikic, M., Oatley, K., Zoeterman, S., & Peterson, J. B. (2013). On being moved by art: How reading fiction transforms the self. Creativity Research Journal, 25(3), 299–305. https://doi.org/10.1080/10400419.2013.813807
Green, M. C., & Brock, T. C. (2000). The role of transportation in the persuasiveness of public narratives. Journal of Personality and Social Psychology, 79(5), 701–721. https://doi.org/10.1037/0022-3514.79.5.701
Hakemulder, J. (2000). The moral laboratory: Experiments examining the effects of reading literature on social perception and moral self-concept. John Benjamins.
Kidd, D. C., & Castano, E. (2013). Reading literary fiction improves theory of mind. Science, 342(6156), 377–380. https://doi.org/10.1126/science.1239918
Mar, R. A., Oatley, K., Hirsh, J., dela Paz, J., & Peterson, J. B. (2006). Bookworms versus nerds: Exposure to fiction versus non-fiction, divergent associations with social ability, and the simulation of fictional social worlds. Journal of Research in Personality, 40(5), 694–712. https://doi.org/10.1016/j.jrp.2005.08.002
Tamir, D. I., Bricker, A. B., Dodell-Feder, D., & Mitchell, J. P. (2016). Reading fiction and reading minds: The role of simulation in the default network. Social Cognitive and Affective Neuroscience, 11(2), 215–224. https://doi.org/10.1093/scan/nsv114
Teoria della Mente (ToM) e sviluppo
Wellman, H. M., Cross, D., & Watson, J. (2001). Meta-analysis of theory-of-mind development: The truth about false belief. Child Development, 72(3), 655–684. https://doi.org/10.1111/1467-8624.00304
Rigidità cognitiva e ideologia
Zmigrod, L. (2020). The role of cognitive rigidity in political ideologies. Current Opinion in Behavioral Sciences, 34, 34–39. https://doi.org/10.1016/j.cobeha.2019.12.004
Zmigrod, L. (2025). The ideological brain: How beliefs shape us. [Editore – edizione ipotizzata sulla base delle ricerche].
Polarizzazione politica e neuroscienze
Leong, Y. C., Chen, Y., & Zaki, J. (2020). Conservative and liberal attitudes drive polarized neural responses to political content. Proceedings of the National Academy of Sciences, 117(44), 27731–27739. https://doi.org/10.1073/pnas.2008530117
Empatia e bias razziale / percezione volti
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Xu, X., Zuo, X., Wang, X., & Han, S. (2009). Do you feel my pain? Racial group membership modulates empathic neural responses. Journal of Neuroscience, 29(26), 8525–8529. https://doi.org/10.1523/JNEUROSCI.2418-09.2009
Empatia negli animali e basi neurali
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Shamay-Tsoory, S. G. (2011). The neural bases for empathy. The Neuroscientist, 17(1), 18–24. https://doi.org/10.1177/1073858410379268
