Non ci si pensa spesso, ma tutto ciò che noi vogliamo fare incorre in una difficoltà di fondo: ci autorizziamo davvero a fare ciò che diciamo di voler fare?
Per esempio: voglio rendere più espressivo il mio modo di parlare in pubblico, perché i feed-back che mi sono stati dati sono più o meno di questo tenore:
«Parli bene, ma sei sempre così seria…»
«Sì, ho seguito tutto, anche se in alcuni punti ho fatto un po’ fatica…»
«Mi piace come hai parlato, ma la voce era un po’ tutta uguale…»
Ecco, io voglio, o vorrei, ma… Il fatto è che poi, anche se frequento un corso per parlare in pubblico, mi sembra di non riuscire a sciogliermi, a tranquillizzarmi mentre parlo e, soprattutto, a diventare più espressiva.
Il problema è questo: inconsciamente posso aver demonizzato l’essere espressiva/o (= sorridente, divertente, senza monotonia ecc.) perché l’ho identificato con l’essere “meno professionale” e “meno autorevole”, o semplicemente ritengo che il lavoro debba per forza essere solo faticoso, serio, penoso, altrimenti non è lavoro…
Se ho inconsciamente demonizzato la libertà espressiva, dimenticandomi che l’espressività è uno dei maggiori fattori di efficacia del discorso, di seduzione e di persuasione, allora ho la necessità di smontare quelle “etichette” che ho apposto alle idee di espressività e ho bisogno di “autorizzarmi” a ritrovare il senso, privo di pregiudizi, dell’espressività vocale ai fini di una comunicazione più efficace…
Facile? No. Ma con una buona sessione di coaching si può iniziare un percorso di smantellamento di queste che, come tante altre, sono convinzioni limitanti, così da lasciare spazio a un reale apprendimento e miglioramento delle proprie capacità comunicative!
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